A PROPOSITO DE 'L'UOMO LUPO'

Da alcuni giorni è in programmazione il film L’uomo lupo (Wolfman), diretto da Joe Johnston. Lo abbiamo visto e, con molta franchezza, ci e’ apparso bruttino, come spesso accade per i remake dei grandi film del passato.
Innanzitutto ci troviamo di fronte a un clamoroso miscast: Del Toro appare spaesato e poco motivato nei panni di Larry Talbot, già appartenuti al grande Lon Chaney Jr; Anthony Hopkins, sebbene grande attore con tanto di trascorsi shakespeariani, ogni volta che si cimenta con l’horror (vedi il Van Helsing di Bram Stoker’s Dracula) scade irrimediabilmente in macchietta. E non funzionano molto meglio i comprimari, da una scialba Emily Blunt a un Hugo Weaving imbolsito e svogliato.
Ma la vera brutta sorpresa proviene dal reparto trucchi, dove Rick Baker, che aveva creato le meravigliose trasformazioni di Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis e de L’ululato di Joe Dante, stavolta, malgrado l’evoluzione tecnica resasi disponibile negli ultimi trenta anni (entrambi i film citati sono del 1981), delude le aspettative e ripropone una fiacca minestra riscaldata, francamente insipida.
Bruttine perfino le scenografie. Si salvano la fotografia di Shelly Johnson e i costumi della nostra brava Milena Canonero.
Il film, in ogni caso, arriva a coronare una ondata di rinnovato interesse nei confronti della figura del lupo mannaro, sviluppatasi negli ultimi anni sulla spinta del successo dei libri di Laurell K Hamilton e dei film della serie Underworld (dove i licantropi interagiscono come antagonisti dei vampiri, nonche’ della saga di Wolverine nei fumetti Marvel e nei film dedicati agli X-Men).
Gargoyle ha pubblicato a tutt'oggi un unico titolo dedicato all’argomento: L’ora del lupo, di Robert R McCammon, che ha registrato ampio gradimento da parte dei lettori e che continua, a quasi quattro anni dalla prima pubblicazione, a vendere bene. In raltà la produzione letteraria sui licantropi e’ molto ampia, ma, laddove una storia di vampiri, anche se non particolarmente riuscita, riesce in qualche modo a ‘reggersi’, il lupo mannaro e’ il piu’ fragile dei mostri: o ci troviamo di fronte a un buon prodotto, oppure si scade immediatamente nel ridicolo… Proprio per questo motivo, ad esempio, abbiamo respinto le reiterate offerte di William ‘Bill’ Gagliani, autore che negli Stati Uniti riscuote un discreto successo con una serie di romanzi che hanno per protagonista un licantropo che, con grande originalità, si chiama ‘Il Lupo’… Nell’attesa di trovare una storia di licantropi che ci convinca, speriamo di fare cosa gradita ai lettori riproponendo (in 2 parti) il mini-saggio scritto da quel mostro sacro (lui si’…) di Franco Pezzini come prefazione al ricordato L’ora del Lupo. Vi troverete spunti e curiosità che vi aiuteranno a inquadrare nella giusta ottica una delle figure mostruose che, a parte qualsiasi considerazione, appartiene a pieno titolo al gotha dell’horror.
A giorni la seconda parte.

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