"Bruciare le stoppie" di Loredana Lipperini

Continua a divampare la polemica tra i fan di "Twilight" e, più in genere, di quelli che una definizione spiritosa ha battezzato "vampiri alla Moccia", e i sostenitori dell'horror di vecchia generazione, quello dove i succhiasangue sono soggetti tutt'altro che raccomandabili... Riteniamo utile, per fare un po' di chiarezza sulla situazione, pubblicare il testo integrale dell'intervento a firma di Loredana Lipperini che accompagna a titolo di postafazione il nostro recente "Io credo nei vampiri" di Emilio de' Rossignoli.
I lettori e gli appassionati sono caldamente invitati a farci conoscere la loro opinione...

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sicuramente i vampiri come vengono intesi dai i giovani di oggi devono avere delle caretteristiche in cui questi ultimi si possano in qualche modo identificare, e gli sterotipi generazionali moderni con i quali la Meyer ha abilmente agghindato i suoi personaggi principali ne è la prova. Il vampiro classico, come potrebbe essere quello splendidamente incorniciato nei film della Hammer o da Stephen King in Salem's Lot, si rivolge a un pubblico diverso, preparato e desideroso di tutto un altro genere di ambientazione, situazione, intreccio. In fondo, più che una dialettica intercorrente tra "genus" contrapposti, credo siamo di fronte a una diversificazione dello stesso prodotto verso due tipi di pubblico, versione normale e light. Parafrasando una frase di Donald Southerland tratta da "Fuoco assassino", direi che: "Il bello dei vampiri, è che nel bene e nel male, rimangono sempre dei vampiri".

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